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Tutti i personaggi, che risentono, nell’abbigliamento e nella postura, del Teatro dei Misteri, sono ritratti in uno stato
5, Ago 2021

Tutti i personaggi, che risentono, nell’abbigliamento e nella postura, del Teatro dei Misteri, sono ritratti in uno stato di fissità, annichiliti da un dolore sbigottito, non accettato, che diviene, così, il vero protagonista: una scena davvero ricca di pathos.

➢ Giuseppe d’Arimatea, il primo a sinistra, indossa un cappellaccio con una larga tesa rivolta verso l’alto su di un turbante: un particolare perlomeno singolare. Si tratta di un personaggio molto importante, un uomo d’alto rango, un proprietario terriero. Indossa abiti sontuosi e ha un’aria nobile e compassata. Il suo è un dolore controllato in maniera ferrea, come si conviene a un senatore di Gerusalemme.
➢ Dopo di lui Giovanni, posto, come vuole la tradizione dei mortori, vicino alla Vergine, è ritratto con lineamenti delicati, la sua è, probabilmente, la più bella statua del gruppo. Il suo sguardo è rivolto verso il cielo a cui è indirizzato un grido muto che ci pare, però, perfettamente percepibile.
➢ Segue la Vergine, posta, nel rispetto dell’iconografia tradizionale, al centro della scena. È una madre che ha perduto tragicamente il figlio, ma continua a parlargli e a implorare il suo aiuto, lei è l’unico personaggio che guardi direttamente Gesù. Così, proprio come accadeva nelle sacre rappresentazioni, il contenuto della passione scende dal piano divino a quello umano e diviene, forse, più immediatamente coinvolgente.
➢ La pia donna, posta alla sua sinistra (non possiamo identificarla perché non mostra alcun oggetto simbolico), indossa, anch’essa, abiti monacali, ha un viso scavato e mostra un dolore smarrito: è stanca, ha rinunciato a ogni forma di resistenza alla sofferenza, si è arresa a un dolore di cui non sa capacitarsi.
➢ Poi la Maddalena, anch’essa con lo sguardo rivolto verso il Cielo. Il suo, però, è un dolore attutito dalla rassegnazione e dalla fede; dalle sue labbra dischiuse non ci giunge un lamento disperato ma, piuttosto, la dichiarazione di una incrollabile certezza: ella sembra sapere che continuerà a servire Gesù, quasi prevedendone la Resurrezione e pare confermarlo con il suo: “…eccomi, sono pronta…”, un atteggiamento molto simile a quello della Vergine al momento dell’Annunciazione: “…ecce ancilla domini, fiat mihi secundum verbum tuum”.
➢ Accanto a lei, Nicodemo, colui che, secondo il Vangelo di Giovanni, ha deposto dalla croce il corpo di Cristo. Anch’egli appare stordito dal dolore, le sue mani sono tese verso Gesù ma la sua testa è protesa verso l’alto e il suo sguardo, quasi rispettando una ipotetica regola che concedesse al solo sguardo della Vergine di posarsi su Gesù, il suo sguardo si perde nel nulla, del tutto privo di riferimenti.
➢ È ancora il dolore che spinge la pia donna sulla sinistra (in terza fila) a indicare al cielo la tragedia terrena, una tragedia di cui, evidentemente, non sa capacitarsi: ella, per antica tradizione, rappresenta appunto, lo stupore.
➢ Il dolore, infine, dell’altra pia donna (in terza fila a destra) sembra trovare, invece, conforto nella sua devozione: le sue mani sono quasi giunte. Ella, per la stessa antica tradizione, rappresenta la preghiera.

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