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News
23, Ago 2021

La cara vita di Firenze

La cara vita di Firenze

Continuano le avventure del nostro pellegrino!

Non meno li fu dilettevole il vedere quella spaziosa pianura de campi all’intorno de
quali si vedevano grosse sciepi di viti, che apogiandosi
all’olmo amico, con i suoi tralci, l’una con l’altra s’intreciano, che servono da difesa a medemmi ed abbondano di delicate uve. Qualche miglia lontani dalla
suddetta città di Firenze, spedì il Priore il solito foriere acciò in quella cercasse allogio, sicche portatosi
con le solite patenti da un Signor Deputato all’intendere
essere Genovesi, li disse esservi per tutt’altri allogio
fuori che per simile Nazione (forze perche fresca ancora avevano la memoria del scaciamento seguito
dalle loro truppe dalla Città di Genova). Ciò udito
non sgomentandosi il suddetto foriere, li disse che nulla le importava, significandoli avere fatto quest’atto di umiliazione per ubbidire al suo Priore e non
già per necessità che abbij la sua Compagnia di cercare
da esso la carità e che però lo pregaua soltanto d’indicarle la migliore locanda che fosse in Firenze, il che
seguito, accordo sei pauli per ogni pasto tanto la
mattina, che per la sera per ciascuno Confratello. Onde bella, ma cara li costò la vita di Firenze.

17, Ago 2021

Il Calvario è  situato immediatamente al di sopra del Compianto, in proposito, il canonico e rettore Giuseppe Laguzzi

Il Calvario è situato immediatamente al di sopra del Compianto, in proposito, il canonico e rettore Giuseppe Laguzzi scriveva, nel 1907: "monumento più unico che raro… e pregio principale di questa Basilica".
Sotto il profilo storico e filosofico, si riallaccia palesemente ai sacri monti sorti, nello stesso periodo, a Varallo Sesia ed a Crea.
Eccone le date fondamentali.

➢ 28 marzo 1593: furono eletti i Confratelli responsabili del lavoro in progetto; essi conferirono l’incarico a tal Daniele Fiammingo, un artista di cui non si sa molto. Si tratta, molto probabilmente, di Daniel de Hucquellier, dal nome del suo paese natale in Piccardia: in quel periodo, egli lavorò molto nella zona di Alessandria. La presenza, nelle nostre zone, di artisti fiamminghi o, in generale di nordici, è da mettere in relazione all’avversione per le immagini della religione riformata, avversione, fortunatamente, non condivisa dal Cattolicesimo. Si sa che Daniele Fiammingo lavorò due anni nel nostro Oratorio, dal 1593 al 1595, poi sparì e di lui nulla si seppe più. Poiché il suo nome non compare nell’elenco dei morti, dobbiamo pensare che si allontanò per dissensi con il committente o che fu attratto da offerte più interessanti, quello che è certo è che la Confraternita, non del tutto soddisfatta del lavoro, sollevò molte proteste e chiese diverse modifiche. A conferma della scomparsa di Daniele, un foglio d’archivio dimostra come la richiesta di modifiche fosse stata indirizzata a un terzo, un certo Matteo Croza di Genova. Si trattava, in ogni caso, di lavori di lieve entità, anche se numerosi. In ogni caso, non ne fu realizzato alcuno.

➢ 22 gennaio 1606: fu deliberato il rivestimento policromo delle statue ormai tutte posizionate.

➢ 5 novembre 1606: furono terminati anche gli affreschi absidali a completamento della drammatica scena.

10, Ago 2021

Le città toscane

Le città toscane

La nostra storica avventura continua con la quinta puntata!

Al dopo pranzo sul tardi si partirono ed arrivarono alle quattr’ore circa di notte ad un’osteria detta
alle fornaciette, ove per essere ora tarda furono trattati poco bene, si di cena che di letto, la durezza
del quale li fece tutti essere vigilanti, sicche di buon
mattino, fatto caricare il loro equipaggio, tutti malcontenti
s’instradarono verso San Romano e collà gionti (di fretta
rifrescartisi) di nuovo intrapresero il loro viaggio ed alle
ore ventiquattro e mezza arrivarono in Empoli, alla porta
del quale viddero (a parer loro) un auanzo di Gentilesimo.
Era in quel giorno la mettà della Santa Quadragesima ed in
quell’ora vestito havevano quelli Paesani, uno, o una
che sembrava propriamente una Monaca, chiamandola
col nome di Beffana, la quale in mezzo di cento e più
giovinastri, fingendosi passa, or piangeva ed or saltando si disperava, come se la conducessero a morire,
in tale positura la conducevano intorno al Paese, con
fischi, suoni lugubri, fiaccole, scope, fuochi artificiali il tutto acceso, che sembrava l’inferno, tamburi
scordati, corni ed altri suoni lugubri, che stordivano
il capo, con il seguito di una gran moltitudine di Popolo, che batteva le mani, sicche rimasero sorpresi nel trovarsi impensatamente in tale imbarasso e non
potero a meno di arguirne alcuni di un tale atto, sconveneuole affato a que Santi Giorni. Pernottato che
ebbero, alla mattina per tempo, si partirono verso
Firenze, oue le fecero piacere il viaggiare in quelle
ampie, sode e buone strade, perche ritrovando di
tratto in tratto teneri filji e putte, che a gionte mani,
ed in toscana favella, le chiedevano la limosina, non
non si satiavano di vederli quantonque importuni, tenendoli
dietro sino a mezzo miglio e più, sicche per amore di Dio,
o mossi da tenerezza, spinti erano a porgerli qualche
grazia, moneta la più tenue e corrente in Liuorno del
valore di due da otto.

5, Ago 2021

Tutti i personaggi, che risentono, nell’abbigliamento e nella postura, del Teatro dei Misteri, sono ritratti in uno stato

Tutti i personaggi, che risentono, nell’abbigliamento e nella postura, del Teatro dei Misteri, sono ritratti in uno stato di fissità, annichiliti da un dolore sbigottito, non accettato, che diviene, così, il vero protagonista: una scena davvero ricca di pathos.

➢ Giuseppe d’Arimatea, il primo a sinistra, indossa un cappellaccio con una larga tesa rivolta verso l’alto su di un turbante: un particolare perlomeno singolare. Si tratta di un personaggio molto importante, un uomo d’alto rango, un proprietario terriero. Indossa abiti sontuosi e ha un’aria nobile e compassata. Il suo è un dolore controllato in maniera ferrea, come si conviene a un senatore di Gerusalemme.
➢ Dopo di lui Giovanni, posto, come vuole la tradizione dei mortori, vicino alla Vergine, è ritratto con lineamenti delicati, la sua è, probabilmente, la più bella statua del gruppo. Il suo sguardo è rivolto verso il cielo a cui è indirizzato un grido muto che ci pare, però, perfettamente percepibile.
➢ Segue la Vergine, posta, nel rispetto dell’iconografia tradizionale, al centro della scena. È una madre che ha perduto tragicamente il figlio, ma continua a parlargli e a implorare il suo aiuto, lei è l’unico personaggio che guardi direttamente Gesù. Così, proprio come accadeva nelle sacre rappresentazioni, il contenuto della passione scende dal piano divino a quello umano e diviene, forse, più immediatamente coinvolgente.
➢ La pia donna, posta alla sua sinistra (non possiamo identificarla perché non mostra alcun oggetto simbolico), indossa, anch’essa, abiti monacali, ha un viso scavato e mostra un dolore smarrito: è stanca, ha rinunciato a ogni forma di resistenza alla sofferenza, si è arresa a un dolore di cui non sa capacitarsi.
➢ Poi la Maddalena, anch’essa con lo sguardo rivolto verso il Cielo. Il suo, però, è un dolore attutito dalla rassegnazione e dalla fede; dalle sue labbra dischiuse non ci giunge un lamento disperato ma, piuttosto, la dichiarazione di una incrollabile certezza: ella sembra sapere che continuerà a servire Gesù, quasi prevedendone la Resurrezione e pare confermarlo con il suo: “…eccomi, sono pronta…”, un atteggiamento molto simile a quello della Vergine al momento dell’Annunciazione: “…ecce ancilla domini, fiat mihi secundum verbum tuum”.
➢ Accanto a lei, Nicodemo, colui che, secondo il Vangelo di Giovanni, ha deposto dalla croce il corpo di Cristo. Anch’egli appare stordito dal dolore, le sue mani sono tese verso Gesù ma la sua testa è protesa verso l’alto e il suo sguardo, quasi rispettando una ipotetica regola che concedesse al solo sguardo della Vergine di posarsi su Gesù, il suo sguardo si perde nel nulla, del tutto privo di riferimenti.
➢ È ancora il dolore che spinge la pia donna sulla sinistra (in terza fila) a indicare al cielo la tragedia terrena, una tragedia di cui, evidentemente, non sa capacitarsi: ella, per antica tradizione, rappresenta appunto, lo stupore.
➢ Il dolore, infine, dell’altra pia donna (in terza fila a destra) sembra trovare, invece, conforto nella sua devozione: le sue mani sono quasi giunte. Ella, per la stessa antica tradizione, rappresenta la preghiera.

2, Ago 2021

La prima tappa

La prima tappa

Prendetevi un momento da quest'estate capricciosa per godervi la quarta puntata!

Gionti alla sera in quel porto, da
moltissime navi occupato, si stimò bene, per esservi
diverze nazioni infedeli, privatamente entrare in città,
nella quale ricorsi ad una Confraternita, le fù offerto
alloggio, ma non sembrandoli troppo proprio, ordinò
il Priore si portassero ad una locanda, ove a proprie
spese furono ben trattati. Alla mattina mandò il
Priore due fratelli in questa per la città, li quali
trovarono tanto cortesi e limosinieri quelli Cittadini, che raccolsero tanta limosina per la spesa di
tutti, per quel giorno. Intanto, perche dovevano
viaggiare per terra fecero compra di un buon
cavallo per trasportare il loro equipaggio.
Il molto Reverendo Cappellano ed il Sacerdote Priore
portatosi a celebrare la Santa Messa nella Chiesa Maggiore, osservarono gran divozione
verso il SS. Sacramento , perché datasi l’occasione di portare il Sagro Viatico ad una povera inferma viddero un apparecchio da non tacerne il raconto. Disposto adonque che fu tutto
il Reverendissimo Capitolo di non poci Reverendissimi Canonici ed altra quantità di Sacerdoti, tutti con cotta e torchia, si trovò pronta una numerosa Compagnia di
Confratelli vestiti con habito turchino. Parimente
sopra la piazza si trovarono apparecchiati molti
granatieri, li quali la metà sfilando avanti con
due Personaggi, che sembravano li Reggenti della
Città, venivano poi seguitati dalla suddetta Compagnia
tutti con torchie, dietro a quella seguitava un
grande numero di SS-ri (Signori) a due a due parimente con
torchie, poscia li testè nominati Sacerdoti e Reverendissimo
Capitolo dietro a quali, più e più Chierici, con
turibuli e torchie. Indi il Santissimo Sagramento sotto
di sontuoso baldacchino portato da Sacerdoti,
attorniato da otto fanali e difeso da più granatieri, con più il seguito di molti particolari in
dietro con torchie e per fine una grande moltitudine di Popolo d’ogni sesso, che lo accompagnavano salmeggiando in sesto tono con voce alta,
di che ne restarono molto edificati.

29, Lug 2021

Entrati nella nostra Basilica ci troviamo davanti le due principali opere d’arte che l’arricchiscono.

Entrati nella nostra Basilica ci troviamo davanti le due principali opere d’arte che l’arricchiscono.
La prima è il Compianto.

Posto immediatamente al di sopra dell’altare maggiore, è l'opera più antica; consta di otto statue in terracotta policroma più una in legno, quella del Cristo: un totale, quindi di nove (un multiplo di tre) personaggi. Il Cristo, con braccia e gambe mobili, era, inizialmente, collocato sulla croce dell’altare del sovrastante Calvario e risale al XVIII secolo.
Non fa, quindi, parte del complesso fittile, di origine lombarda o emiliana, ascrivibile a un periodo compreso tra il 1400 e il 1500.
Il terminus ante quem, la prima traccia della sua esistenza, appare nel resoconto della visita pastorale di sua Eccellenza Cesare Gambara il 5 giugno 1561.
Di nobili origini e parente di due cardinali, partecipò al concilio di Trento nella sua fase finale, da 1562 sino alla fine, nel 1563.
Il concilio di Trento durò ben 21 anni, dal 1542 al 1563, nel frattempo ben cinque Papi si avvicendarono sul trono di Pietro, ne scaturì una serie di affermazioni a sostegno della dottrina cattolica che Lutero contestava.
Con questo concilio la Chiesa Cattolica intese, soprattutto, rispondere alle dottrine del protestantesimo.
Tra i punti più discussi: il celibato ecclesiastico che divenne, in quell’occasione, vincolante e la necessità di una più accurata preparazione culturale al sacerdozio; tra le norme che riguardano, poi, le Confraternite, ricordiamo, in particolare, l’incarico loro affidato di far catechesi e di promuovere la conoscenza dei luoghi sacri.
Dietro il corpo di Cristo, sono disposte su tre linee, otto statue.
Osservando il gruppo diviso dall’asse longitudinale della chiesa, notiamo poi come la scena si articoli in due gruppi di tre persone in linea più una alle loro spalle, poiché, come dicevamo, Dio è uno e trino.

26, Lug 2021

Lungo la costa

Lungo la costa

Qui sotto trovate la terza puntata. Buona lettura!

Quieto
era il mare e tenui onde (quasi scersassero contro il piccolo legno). L’invitavano farsi alla sponda, per vedere
guissare la diversità dei pesci. Il sole, che risplendeva
in sì fresca staggione, non li offendeva. Il vento, che spirava, era si tenue, che imbonacito il mare, li diede il commodo di godere la bella vista di quella teatrale Riviera.
Non meno li divertiva l’occhio e l’orecchie, il continuo flusso e riflusso d’altri legni, che con ridicoli e forse sconcii
saluti, li invitavano a farli festa e ridere. In tutto quel giorno non si perdette di vista la Città di Genova, riusscendoli soltanto nella mezza notte passare il monte di
portofino, dopo il quale spirando un vento fresco li pose in qualche piccolo timore, ma poscia cedendo quietamente si portarono per essere giorno di Domenica a S.
Margherita, ad udire la S. Messa. Reficiatisi alquanto ascesero più che mai lieti sopra la feluca ed in
quel giorno, pure, ebbero placido il mare e navigando
poco distanti dalla spiaggia ebbero il piacere di vedere la diversità di tutti quelli paesi che sono alle falde di que, monti non tanto alpestri, ma anzi più tosto frutiferi. Nel farsi sera arrivarono in Lerici ove pernotarono ed alla mattina presa informazione della sicurezza di quelle strade furono consiliati non passarvi,
per qualche infestazione di ladri, che incontrare potevano nel bosco di Vioreggio. Havuta tale notizia
il Priore muttò idea ed in cambio, ordinò di nuovo
s’imbarcassero ed accordata l’istessa feluca per Livorno, solcarono tutto quel giorno in alto mare, dal quale appena si vedeva la sommità delle montagne di
Massa Carrara infrutifere e marmore, dalla natura
diversamente colorite.

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